Cattedrale di Palermo

Nel V secolo d.C., alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, era ottavo vescovo di Panormus (dal 455 al 479) San Mamiliano. Non si conosce con precisione quando egli fosse nato nella città palermitana. Certo è che, durante la persecuzione dei Vandali, San Mamiliano fu attaccato dagli eretici ariani e mandato in esilio, da Genserico, in Africa: forse a Cartagine. Sul sito in cui il vescovo aveva predicato, i palermitani avevano già eretto una prima Cattedrale ma questa fu rasa al suolo dai barbari e nulla è pervenuto a noi di questo primigenio tempio.
 
Con la riconquista della Sicilia da parte dei Romani d’Oriente (535 d.C.) l’isola entrò a far parte dell’orbita di Bisanzio. Nel 604 d.C., nello stesso luogo della prima, fu consacrata una nuova Cattedrale: la “Sanctae Mariae Basilica”. Alcuni storici sostengono che l’edificio fosse stato edificato nel 590 d.C. per volere dell’infaticabile papa San Gregorio Magno la cui madre, come noto, era siciliana. Probabilmente il tempio era opera di maestranze bizantine e presentava una pianta centrale quadrata divisa sulla quale si aprivano tre absidi.
 
Nel 831 d.C. Panormus cadde in mano araba e prese il nome di "Balarmuh”. La città raggiunse dimensioni davvero cospicue per un centro medievale con almeno 100.000 abitanti. Gli arabi ristrutturarono il porto, l'arsenale, le mura e le porte, le fortificazioni, i mulini, i fondachi e i mercati, i bagni pubblici e gli edifici di culto. La Cattedrale, dedicata alla Vergine, venne trasformata in una moschea.
 
Nel 1072, con l’avvento dei normanni, la chiesa fu restituita all’originale culto mariano e si registra l’opera del vescovo Nicodemo il quale in clandestinità, durante la dominazione araba, aveva continuato a guidare i cristiani. Con l’impiego di una grande quantità di denaro venne ricondotta alla cristianità la “Majuri Ecclesia” palermitana.
 
Dal 1169 al 1190 fu vescovo di Palermo l’inglese Gualtiero Offamilio (Walter Offamill) tutore e consigliere del re normanno Guglielmo II. Egli intraprese l’opera di trasformazione dell’edificio nicodemiano in una grande Cattedrale normanna consacrata, nel 1185, alla Vergine Assunta.
 
Gualtiero voleva che fosse privilegiato lo sviluppo longitudinale e lo schema basilicale del monumento. Al corpo centrale più antico, già diviso in tre absidi, sarebbero state collegate tre lunghe navate delle quali, la maggiore, svettante sulle laterali ed illuminata da venti finestre bifore per ogni lato. Per costruire la navata principale si prevedeva l’impiego di materiale da costruzione di edifici di età classica. Su gruppi di quattro colonne di granito egizio, che fungevano da appoggio, sarebbero state realizzate dieci arcate a sesto acuto, per ogni lato della navata centrale. Altre venti bifore, per lato, avrebbero illuminato le navate laterali destra e sinistra. Il tetto ligneo, a due falde, della navata maggiore sarebbe stato sostenuto da capriate riccamente decorate e dipinte
 
Nel catino absidale si pensò all’apertura di un loggiato (detto Cleristorio) che insisteva sulle volte delle cappelle laterali secondo schemi, di origine nordica, diffusi nelle grandi Cattedrali normanne della Francia e dell’Inghilterra. Tramite il loggiato la luce avrebbe illuminato il Coro e l’altare maggiore.
 
La maggior parte di questo ambizioso programma edilizio venne realizzata, come si apprezza all’esterno nella porzione absidale, dove la stupenda decorazione a tarsie laviche delle pareti, l’incrocio degli archi, sono testimonianza della profonda assimilazione della cultura araba da parte dei normanni. Si trattava ovviamente di una “Ecclesia munita” dotata di merlature e camminamenti sommitali che la facevano assomigliare a una fortificazione e dimostravano il potere temporale della Chiesa normanna.
 
Sebbene, sin dall’epoca normanna, la Cattedrale fosse completata nelle sue strutture principali, nelle finiture e decorazioni, la sua costruzione rimase un cantiere aperto per tutto il Medioevo e il Rinascimento subendo nel Trecento, Quattrocento e Cinquecento, continue aggiunte e manomissioni che lasciavano tuttavia inalterato l’impianto planimetrico normanno. Vennero eretti l’Altare del crocifisso e gli ultimi tre ordini delle quattro torri angolari. Nel 1453 Antonio Gambara, sul fronte meridionale che prospetta sulla Piazza, realizzò, tra due torrette, un ampio portico. Esso fu costruito in stile gotico catalano e presenta tre arcate ogivali sorrette da due colonne. In quella di sinistra si leggono incisi versetti del Corano testimoniando il reimpiego dei materiali da costruzione dell’antica moschea. Il portico incorniciò un ricco portale opera dello stesso Gambara.
 
Nel 1510 secolo Antonello Gagini inizia la costruzione della tribuna marmorea per decorare il catino absidale centrale. Nel 1568 Vincenzo Gagini esegue il portale di ingresso alla nuova grande sacrestia appena ultimata e vi pone una gigantesca porta intarsiata completando la cosiddetta tribuna Gaginiana. La sagrestia è accessibile da una porticina posta a sinistra del Transetto destro. Inoltre nella torre di sud est,viene installato l’orologio, anch’essa opera Gaginiana.
 
Nel 1635 viene completata la realizzazione della cappella di Santa Rosalia, posta alla destra del Presbiterio. In essa è custodita la nuova urna d’argento massiccio, un reliquiario con i resti mortali della Santa, progettata da Mariano Smeriglio.
 
Nel 1709 il tetto ligneo delle navate laterali viene sostituito da volte a crociera.
 
Negli anni tra il 1781 e il 1801 il monumento subì una radicale trasformazione, progettata da Ferdinando Fuga, il quale, in ossequio al Neoclassicismo imperante, mutò l’originaria pianta basilicale normanna in uno schema a croce latina grazie alla contrazione delle prime due arcate laterali delle navate (adiacenti al Coro). Qui venne inserito un ampio transetto, alla cui intersezione con la navata centrale fu fatta corrispondere una svettante cupola. La navata centrale venne ulteriormente separata dalle navate laterali grazie alla costruzione di un sistema di pilastri a cui vengono accostati, con funzione decorativa, le antiche colonne della cattedrale Gualteriana.
 
Alla fine del Restauro del 700 furono riunite, nella prima e seconda cappella (adiacenti la navata laterale destra), le Tombe Imperiali e Reali. Sotto baldacchini a mosaico si trovano le tombe di Ruggero II il normanno morto nel 1154 e della compianta Imperatrice Costanza d’Altavilla, sua figlia morta nel 1198. Monumentali sarcofagi di porfido rosso custodiscono i corpi di Enrico VI di Svevia morto nel 1197 e del grande Federico II di Svevia morto nel 1250. Un sarcofago romano custodisce il corpo di Costanza d’Aragona, moglie di Federico II morta nel 1222. A sinistra il sarcofago di Guglielmo II, Duca di Atene, morto nel 1338 e figlio di Federico II d’Aragona. Un’urna racchiude le spoglie di Pietro II d’Aragona.
 
La facciata principale fu realizzata tra il Trecento e il Quattrocento. La composizione è serrata da robuste torri angolari con bifore ed eleganti colonnine. Due grandi arcate ogivali collegano la facciata alla torre campanaria scavalcando la Via Bonello. Ancora oggi di questa torre si ammira la porzione basamentale tipicamente medievale. Su questo volume inferiore nel XIX sec. Enrico Palazzotto realizzò un gruppo di campanili in stile.
 
Nel XX sec. vengono eseguiti gli ultimi interventi. Le reliquie dei Santi patroni di Palermo trovano la loro attuale collocazione nella cappella, che fino ad allora era stata utilizzata come coro nei mesi invernali. Nel 2000 in occasione dell'anno Santo viene rifatta, su progetto di Vincenzo Gorgone, la pavimentazione del piano della Cattedrale. Infine nel 2006 il tesoro della Cattedrale viene riposto nella sua sede originaria, nella ex sacrestia grande. 

indirizzi e Recapiti

Cattedrale di Palermo
90040 PALERMO (Palermo)

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